La Riforma del Condominio: Prime considerazioni

Il nostro sito, che da anni professa la sua indipendenza nei confronti delle associazioni di amministratori e dalle imprese che lavorano nei condomini, e che ha deciso di rimanere nel tempo – a differenza di altri - SEMPRE GRATUITO in ogni sua parte, non ultima quella che ricerca gli amministratori della propria zona, ha deciso di prendere la parola sulla famigerata riforma del Condominio.

Abbiamo voluto aspettare, prima di dire la nostra, che questa normativa venisse approvata, anche perché in precedenza ha già fatto parlare troppo di se.

Trovate il  testo della legge qui.

La nostra impressione è che, a parte alcune cose buone che costituiscono una minoranza delle disposizioni della Legge e piccole precisazioni necessarie per evitare parte dei numerosi contenziosi condominiali, questa, scusate il termine, fa semplicemente schifo e tradisce le aspettative di tutti quegli amministratori che la aspettavano da anni ritenendo che sarebbe stata una panacea per tutti coloro che avessero affrontato questa professione.

Dovete sapere che le maggiori associazioni di Amministratori (in testa l’ANACI che oggi, se non sbaglio, si dichiara insoddisfatta della Legge),  i cui Presidenti, orgogliosi di aver partecipato “all’emanazione di una legge che cambierà il modo di amministrare i condomini”, hanno pressato più del necessario su questa legge per “sconfiggere gli abusivi”, cercando di limitare l’accesso ad un ipotetico “Albo degli Amministratori di Condominio”  con le conseguenze che tutti possono immaginare: per garantirsi, a mio parere, meglio la pagnotta al riparo di altri predatori indiscreti (Art. 71-bis), ma di questo ne parleremo al momento opportuno.

Che cosa abbiano ottenuto i condomini e gli amministratori sono solo una burocratizzazione della gestione del condominio. Vengono fissati però alcuni punti cardine, che venivano già adottati dai professionisti seri: il conto corrente condominiale, l’estrazione delle ricevute dei bilanci ed altro.

Ma questa legge dispone un abbattimento del libero arbitrio del condòmino, che potrà essere ripreso (art. 1122 ter) quando entra ed esce da casa,  e soprattutto «Le norme del regolamento non possono porre limiti alle destinazioni d’uso delle unità di proprietà esclusiva né vietare di possedere o detenere animali da compagnia». Questo punto, uno dei più pubblicizzati dalla stampa, è in realtà il perno centrale di una manovra vessatoria nei confronti di quei condomini che hanno allergie al pelo degli animali, non vogliono essere disturbati dall'abbaiare dei cani e non vogliono sentire la puzza provenienti dagli appartamenti dove si allevano gatti. Se gli acquirenti di un appartamento in condominio lo hanno comprato certi che in quello stabile non ci sarebbero stati animali domestici, perché costringerli a sopportarli? 

Ma di tutto ciò, e di altro, parleremo nei prossimi giorni.

Dott. Alberto Marcedone

Responsabile del sito

 

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